Casella di testo: FORUM PER L’UNITA’ DEI
repubblicani
Casella di testo:  Relazione introduttiva

di Widmer Valbonesi
 

Gentili intervenuti,

consentitemi anche a nome della prof.ssa Schitinelli Mariaconcetta Presidente di Res Pubblica un ringraziamento ai nostri illustri ospiti e a tutti coloro che partecipano al nostro convegno: “Mazzinianesimo, repubblicanesimo, liberalismo: la terza via nella prospettiva europea” a loro il compito di sviluppare culturalmente, storicamente e politicamente il problema.
Io vorrei introdurre facendo alcune considerazioni sul perché abbiamo ritenuto di organizzare questo convegno nel contesto di un’attualità politica particolare caratterizzata da un bipolarismo che tende al bipartitismo.
La ragione è molto semplice: e cioè la necessità che nel momento in cui si rivendica da più parti l’Europa politica come la “nuova frontiera” politico istituzionale in grado di ridisegnare le regole della convivenza pacifica e dello sviluppo economico e sociale, non potesse mancare fra i protagonisti un progetto politico culturale di terza via, fra quella socialista e quella popolare, cioè la via repubblicana-liberal-democratica, in grado di organizzare politicamente questa terza forza in Italia per l’Europa.
E questo è da noi maggiormente sentito soprattutto per il fatto che i due schieramenti ci sembrano sempre più somiglianti nella loro logica di fondo; e cioè la volontà di conquistare comunque il potere e non certo sfidarsi in nome del miglior governo dell’interesse generale del Paese.
Qui non si confrontano due modelli di sviluppo sui quali i cittadini scelgono di essere un po’ più liberisti o un po’ più riformisti, ma due modi di intendere la politica come conquista del potere. I ceti sociali di riferimento non sono quelli delle società aperte , ma decisivi per la vittoria, sono quelli corporativi ed assistiti per entrambi, i diritti civili sono dimenticati da entrambi, la sudditanza al Vaticano è totale per entrambi, la convinzione che lo stato debba garantire i diritti senza nessuna forma di dovere, di virtù civile è la caratteristica di entrambi gli schieramenti. Sul piano politico l'egemonia, nei due poli, è esercitata dalle forze che sono uscite perdenti dalla storia. 
In Italia, il bipolarismo è diventato essenzialmente contrapposizione o appoggio a Berlusconi, non è un modello alternativo di governo o di società, all'interno di un modello costituzionale accettato e condiviso da tutti, bensì una lotta feroce per la conquista del governo, che giustifica ogni alleanza, anche la più contraddittoria dal punto di vista degli ideali e dei contenuti programmatici di riferimento, pur di battere l'avversario ed impossessarsi del potere. Il contrario della politica intesa come capacità di esprimere una cultura di governo dell'interesse generale.
La terza via, che è appunto, invece, questa idea della politica, è necessaria nel nostro Paese, perché prevalga la democrazia repubblicana, quella che attraverso il pluralismo politico, culturale e sociale produce un confronto continuo che rende virtuosa la democrazia, attraverso processi deliberativi frutto di questo confronto; quella che coniuga innovazione e sviluppo con riequilibrio e giustizia sociale, quella che ha il coraggio di essere impopolare per rompere l'assistenzialismo, il corporativismo, il massimalismo, o i dogmi dello stato sociale ideologico, che destra e sinistra in parlamento hanno perpetrato votando, per 40 anni, all'unanimità il 95% delle leggine per conquistarsi le grazie dei ceti assistiti e corporativi di questo paese.
I ritardi della sinistra democratica anche oggi sono dovuti al fatto che, pur avendo la storia battuto certe idee, le classi dirigenti della sinistra sono tarate sui dogmi del consenso del sindacato di classe, della solidarietà contro i complotti 
dei poteri forti, etc.
I ritardi della destra sono speculari: il complotto comunista, rappresentare i valori cattolici attraverso la sudditanza al Vaticano, un po’ di nazionalismo, localismo e di liberismo, la volontà di farsi guidare dall'uomo forte che metterà le cose a posto, l'abbassamento delle tasse, le promesse innovative che, invece, il blocco corporativo non consentirà mai né alla destra né alla sinistra di realizzare. In Italia, quindi, si giustifica una terza via, diversa dall’antipolitica che destra e sinistra rappresentano, e che può rappresentare socialmente tutti coloro che da questo blocco parassitario ed assistenziale sono penalizzati od esclusi. 
Una terza via che fosse una marmellata di queste realtà sarebbe un equivoco democratico ancora maggiore perché la democrazia è fatta di confronti, di idee che si scontrano o si incontrano attraverso la conoscenza di modelli di governo alternativi, di culture diverse e di momenti deliberativi trasparenti, non di culture mixate dalle tattiche per la conquista del potere. I risultati di tali logiche sono che anche quando governa la sinistra in termini di riallocazione delle risorse, di scelte verso la giustizia sociale o di diritti civili e di società aperta, non si notano i cambiamenti, anzi è come se governassero i conservatori, perché, conservatrice è la politica delle aspettative crescenti e dei ceti corporativi e burocratici che si inseguono. 
La terza via esiste da sempre ed è il repubblicanesimo, un modello che istituzionalmente si riconosce nella Repubblica, dove le regole sono una garanzia delle libertà di tutti e perciò i cittadini sono partecipi non solo nel richiedere diritti, ma anche nel deliberare e nell’ esercitare doveri, dove la libertà si coniuga con la giustizia sociale, dove la solidarietà è associazionismo, che aiuta a rimanere liberi e non carità che abitua a divenire servi; dove i diritti di cittadinanza internazionale aiutino ad includere anche chi ha idee politiche e religiose diverse o chi è di razza diversa; dove l'umanità è vista come progresso; e dove il fine dell'umanità è la felicità degli uomini e l'alleviamento delle sofferenze e quindi la ricerca scientifica libera è la condizione per affrontare e risolvere le grandi questioni della salute e dell'ambiente.
Siamo per l'Europa politica e per nuovi diritti e doveri della comunità internazionale ,alleati dei paesi occidentali e delle democrazie liberali nella garanzia della convivenza e dello sviluppo internazionale: la globalizzazione è una grande opportunità se trova momenti di regolamentazione internazionale e se troverà tutti pronti a cimentarsi positivamente, non certo secondo le regole del puro mercato o attraverso la demonizzazione oscurantista, molto ideologica, portata avanti dalle chiese e dalle sinistre estreme ambientaliste o vetero comuniste. Siamo per la democrazia liberale e repubblicana e non per la democrazia consociativa o corporativa cui si ispirano i due poli e quindi vogliamo poca burocrazia e servizi efficienti in un regime di concorrenza e non di monopolio, per i cittadini e per le imprese e non tasse crescenti o occulte contro i cittadini o le imprese, come oggi avviene per multiutylites in regime di monopolio e in mano ad enti locali che attraverso gli aumenti delle tariffe pensano solo a dividersi utili o a consolidare privilegi per chi vi lavora. Reti infrastrutturali logisticamente compatibili, formazione professionale per i lavoratori e le imprese, e non per i formatori. Questa può essere la terza via repubblicana, liberal-democratica, che ha la dignità di una propria caratterizzazione culturale e politica. 

Di fronte alla miscela di corporativismo, localismo, rivendicazionismo, oscurantismo, che determina l’abdicazione della politica alla logica dello spontaneismo, occorre contrapporre il primato della politica come cultura di governo dell’interesse generale.
Il primato della politica, come noi lo intendiamo, è la capacità che le forze politiche hanno di dare risposte all’interesse generale del paese e del pianeta. Storicamente, attraverso l’azione di Ugo La Malfa è stata data una risposta al primato della politica. Noi non abbiamo mai ritenuto le forze politiche delle sovrastrutture, come intendeva Marx, o lo stesso Einaudi quando, in polemica con Benedetto Croce, si riferiva alla libertà come conseguenza del meccanismo di sviluppo capitalistico e non come il frutto di uno status democratico. Noi abbiamo risposto che, in democrazia, le forze politiche- attraverso l’azione di governo- possono orientare il meccanismo di sviluppo del paese, garantendo la libertà e la giustizia sociale. Il meccanismo di sviluppo capitalistico è uno strumento che garantisce possibilità di accumulazione, come nessun altro sistema è in grado di fare e che, in questa sua capacità, va preservato, non gravandolo di pesanti condizionamenti burocratici o di eccessivi carichi fiscali; tuttavia è l’azione delle forze politiche ,attraverso il governo, che può scegliere di orientarlo verso i consumi sociali (occupazione, previdenza, sanità, difesa dell’ambiente, incentivazione dei trasporti ecc.) oppure verso i consumi individuali (incentivi alle auto o agli elettrodomestici), lasciandolo sostanzialmente esposto allo spontaneismo del mercato. Nella sua capacità redistributiva, quindi, il meccanismo di sviluppo capitalistico può essere neutro, ma neutre non sono le forze di governo che decidono come orientare e redistribuire le risorse: e quello che dovrebbe distinguere la politica di governo di una forza moderata da quella di una forza di sinistra è che la prima accetta, per quel che concerne il meccanismo di accumulazione, la situazione per come essa è, la seconda invece tende a modificarla verso condizioni di maggiore giustizia sociale. A me sembra di poter dire che il sistema maggioritario nella sua logica di conquista del potere di fatto non rende evidenti queste diversità.
Oggi, il centro-destra e FI e il centro sinistra e E LA SINISTRA RIFORMISTA CHE SI STA DELINEANDO, sono gli eredi storici di quella DC e di quel PCI, che come diceva RONCHEY, rappresentavano “interclassismi a permanente confronto elettorale” e come tali continuamente sensibili alle pressioni contrastanti con la necessità di riduzione della spesa pubblica corrente e costo del lavoro.
E’ dall’accostamento di questi due interclassismi che emerge il blocco sociale egemonico della società italiana quello del corporativismo impiegatizio e del corporativismo operaio, parassitari entrambi sia se li si considera dal punto di vista competitivo dei ceti imprenditoriali che reagiscono con la disaffezione dalla politica, anzi la vedono come un peso allo sviluppo, sia se li si considera dal punto di vista dei ceti e delle zone emarginate, giovani e MEZZOGIORNO che nel cedimento alle pressioni corporative vedono chiudersi tutti gli spazi di OCCUPAZIONE, di ammodernamento infrastrutturale o di riequilibrio e sviluppo.
IL sistema maggioritario, inteso dai due poli come lotta per la conquista del potere, ha reso “strutturalmente” egemonico sul piano politico questo blocco sociale e quindi strutturalmente non modificabile la cultura di governo dei due schieramenti e quindi sempre più lontana la possibilità di perseguire rigore ed interesse generale. 
Perciò, come diceva Francesco Compagna: ”si devono considerare preziose le imperfezioni del bipartitismo. Quanto più imperfetto il bipartitismo, tanto più castigabili le propensioni all’interclassismo corporativo anche nei partiti che più ne subiscono la logica perversa. I contenuti della loro polemica economica a sinistra dimostrano che i repubblicani e la cultura liberal-democratica rappresentano la più preziosa imperfezione del bipartitismo corporativo”. 
Ecco allora, la necessità di una terza strada che non è solo espressione di uno spazio politico ma essenzialmente di una cultura diversa; al fondo è un diverso modo di intendere e di risolvere i problemi del paese, “quell’altra Italia” che subisce la logica egemonica del blocco parassitario , e alla cui guida non può non essere la cultura e le forze repubblicane e liberal-democratiche.
La strada è quella liberal-democratica ,laica ,del repubblicanesimo che è una teoria della integrazione politica , una teoria che individua le ragioni dello stare insieme politico, e che sceglie l’integrazione civica come l’essenza stessa della società politica. Certo, esistono altre concezioni politiche di integrazione, quella socialista e quella popolare europea, che costituiscono l’ispirazione dei due poli prevalenti di centro-destra e di centro-sinistra; tuttavia molte volte quelle tradizioni si sono concretizzate in pure elencazioni di bisogni, di diritti, di obiettivi, di rivendicazioni, di momenti assistenziali, di prebende. La scuola repubblicana, liberal-democratica, insegna, invece, politiche, metodi e strumenti di individuazione delle priorità da perseguire attraverso lo strumento dello sviluppo programmato. 
E’ l’unica possibilità di sostanziare e preservare una politica riformista dagli attacchi e sollecitazioni di politiche stataliste corporative di destra e di sinistra e dallo spontaneismo di politiche liberiste o movimentiste entrambi non in grado di “riformare” strutturalmente il meccanismo di sviluppo del paese.
Noi non abbiamo modelli finalistici da perseguire ma abbiamo indicato un metodo di governo che se perseguito produce la riforma compatibile e continua della società.e questo metodo noi dobbiamo riproporlo a tutti coloro che vedono nel blocco sociale dominante il vero piombo sulle ali del rinnovamento del paese.
Noi riteniamo che invece proprio la crisi “riformista della sinistra” e le tentazioni a ricomporre la diaspora a sinistra su di una strategia girotondista o movimentista porti alla considerazione che occorre creare le ragioni di un confronto sul ruolo di una sinistra di governo e sulla terza via organizzando la terza forza attorno ad un progetto di trasformazione della società autenticamente liberal-democratico e repubblicano.
Del resto non può sfuggire a nessuno che la strategia movimentista da un lato e puramente di aggregazione sommatoria di tutto ciò che è anti Berlusconi non rende quella coalizione più coerente con una cultura di governo dell’interesse generale o di una cultura riformatrice, essa ridistribuisce i rapporti di forza interni alla sinistra ma rende più difficile la governabilità stretta tra le “mode ed i vincoli ambientalisti”, le pretese giustizialiste ed il massimalismo sociale come del resto dimostra la legge finanziaria che si sta discutendo in Parlamento.
Questo renderà impotente la sinistra perché la priverà di quel consenso progressista moderato che si tramuterà in rifiuto del voto o in protesta, consenso che era il frutto di un tentativo di traghettare la sinistra verso una cultura di governo riformatrice sempre inseguita e stimolata dalla cultura repubblicana lamalfiana e che è interesse della democrazia sia intercettato da una visione moderna liberal-democratica.
Allora la sinistra scontava una posizione ideologica che la portava fuori del sistema legata a doppio filo con il ruolo dell’Urss sul piano internazionale e da uno schema leninista che portava l’interesse del partito ad essere confuso con l’interesse dello Stato quindi una rappresentazione conservatrice della società ruotante attorno al ruolo egemonico del partito. Da qui gli intellettuali “organici”ed il sindacato cinghia di trasmissione di una strategia politica di impotente opposizione.
Oggi, i conservatorismi del sindacato e degli intellettuali prigionieri dei retaggi ideologici rendono la sinistra cinghia di trasmissione della difesa di interessi corporativi che si somma al corporativismo della destra, inseguendo il mito di modelli finalistici tramontati da tempo e sepolti dal divenire della storia e tenuti insieme da un retaggio antiamericano ed anticapitalistico.
Ma può essere questo il nostro destino?
Se la sinistra non trova la coerenza necessaria per affrontare e risolvere i problemi del paese quindi , non c’è nessuna ragione per la quale i repubblicani e i liberal-democratici debbano legarsi a questa prospettiva . Se la sinistra è incapace di farsi riformista e se la destra rimane localista, nazionalista o populista non c’è nessuna ragione perché si pensi che possono germogliare le idee repubblicane o liberal-democratiche in questi progetti bipartitici o bipolari, è giunto il momento di provare a costruire un progetto di terza via e speriamo di terza forza soprattutto nell’ottica delle elezioni europee.
Mazzini ci provò nel 1846 quando vede nella democrazia un momento fondamentale del progresso che vivranno tutte le nazioni europee e quindi lancia l’idea di un Manifesto del partito democratico delle nazioni europee e l’idea della costituzione di una sorta di Comitato centrale internazionale democratico(13 agosto 1846 la prima proposta), che avrebbe avuto il compito di elaborare una sorta di principi dottrinari e programmatici . Era il tentativo di opporsi al Manifesto comunista annunciato da Engels , ma anche di impedire che l’idea democratica degenerasse o rimanesse legata ad episodi negativi del passato in alcune repubbliche del Medioevo, o al terrore giacobino.
Egli, da grande innovatore, richiama l’attenzione sul fatto che il dibattito e gli sforzi di azione dei democratici devono essere imperniati sulla “democrazia del futuro,la cui essenza e i cui valori fondanti egli enumera come : “LIBERTA’, EGUAGLIANZA, CONSAPEVOLEZZA DEI PROPRI DIRITTI E DEI DOVERI, DEI PROPRI POTERI, E DELLA PROPRIA DIGNITA’, AFFETTO E COOPERAZIONE FRATERNA FRA GLI INDIVIDUI, FRA LE CITTA’ E LE NAZIONI, RIFIUTO DELLA DISEGUAGLIANZA E DELL’OPPRESSIONE , RELIGIOSITA’.”
Mazzini dice chiaramente che la libertà è solo un mezzo della democrazia, non il fine ”il suffragio elettorale, le garanzie politiche, il progresso dell’industria, il miglioramento dell’organizzazione sociale, tutte queste cose –dice Mazzini- non sono la Democrazia, non sono la causa per cui ci siamo impegnati; sono i suoi mezzi, le sue parziali applicazioni o conseguenze. Il problema che vogliamo risolvere è un problema educativo, è l’eterno problema della natura umana, all’avvento di ogni era, a ogni scalino che noi saliamo, cambia il nostro punto di partenza, e un nuovo obiettivo, dietro a quello appena raggiunto, si apre al nostro sguardo”. Quindi, una concezione riformatrice in continua evoluzione, che si prefigge il miglioramento dell’uomo.
L’idea di democrazia futura che Mazzini indica nel manifesto è chiaramente un’idea di democrazia di popolo educato, è una concezione di democrazia educativa, perché questa porta l’uomo ad entrare in comunicazione, attraverso l’associazione, coi suoi simili e a perseguire il fine della democrazia, cioè lo sviluppo morale della società civile. L’insegnamento di Mazzini può essere per tutti i democratici, soprattutto per i giovani, un terreno unificante di educazione culturale universale e di lotta politica. Perché non provarci allora, perché gli eredi di quella tradizione, come di quella liberaldemocratica che in Europa è già terza forza non devono provarci anche in Italia attraverso la Costituente di una federazione Europea liberaldemocratica riformista ELDR.
Qualcuno dice che saremmo un rigagnolo ma come diceva UGO LA MALFA” si può essere in pochi perché si è un residuo del passato o si può essere in pochi perché si guarda avanti, lontano nell’avvenire” noi crediamo che siano residui del passato le forze che ripropongono il vecchio blocco sociale e che nell’avvenire ci sia lo spazio di una cultura laica, liberal-democratica e repubblicana.

Forlì, 1 dicembre 2006

Associazione Res Publica

Pensiero Repubblicano Romagnolo

Convegno

MAZZINIANESIMO

REPUBBLICANESIMO

LIBERALISMO

La Terza via

nella prospettiva europea

 

Manifesto

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Oltre la diaspora
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