Casella di testo: FORUM PER L’UNITA’ DEI
repubblicani
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Caro Paolo Arsena, 
cari promotori del Forum per l’Unità dei Repubblicani, 
carissimi Amici Repubblicani,

avrei accolto molto volentieri l’invito – di cui Vi ringrazio sentitamente – a partecipare alla Vostra Assemblea Regionale, ma ragioni familiari me lo impediscono. 
Tuttavia, colgo l’occasione non solo per formularVi i migliori auguri di buon lavoro, ma anche – approfittando della Vostra cortesia – per esternarVi qualche breve considerazione politica. Lo faccio, naturalmente, nella mia veste di Presidente di Società Aperta, ma anche – se me lo consentite – da “repubblicano” quale sono sempre stato. 
So che siete riuniti per una nobile e utile causa: ritrovare l’unità perduta dei Repubblicani. Non posso e non voglio entrare nel merito di come si sia prodotta la diaspora, né di come sia possibile superarla. Voglio, però, dirVi una cosa: il ritrovarsi delle diverse anime repubblicane sarà tanto più facile e tanto più fruttuoso se l’ottica sarà quella del Paese, delle sue condizioni e delle sue necessità. A costo di essere brutale: non ha molta importanza che Voi abbiate bisogno del “vostro partito”, mentre ne ha molta che l’Italia abbia bisogno delle guida politica e morale dei Repubblicani.
Nutro una grande preoccupazione per il nostro Paese. Il suo declino economico, sociale, civile, culturale ha una natura strutturale che lo rende assai pericoloso, e di cui si ha scarsa consapevolezza e ancor meno capacità di affrontarlo. Credo, altresì, che il sistema politico – quel fallimentare “bipolarismo all’italiana” che abbiamo chiamato Seconda Repubblica – ne sia contemporaneamente la sua prima causa e la sua più grave conseguenza. E quando un Paese ha un presente pessimo e un futuro indefinito, è proprio dalla Politica che si deve cominciare per porre rimedio. Dunque, senza una ridefinizione del nostro sistema politico qualunque ricetta relativa ai grandi e piccoli problemi italiani è destinata a fallire.
Oggi il dovere – e lo spazio politico – di una forza repubblicana, laica, democratico-liberale, riformista, sta nel porsi alla testa di un processo di trasformazione della politica italiana. Come? Per prima cosa, concorrendo a dare definitiva sepoltura ad un sistema ormai morto da tempo. Denunciare le distorsioni di un falso bipolarismo che ha prodotto due coalizioni ugualmente incapaci, per tare genetiche, di produrre governabilità, e agire per far esplodere le loro contraddizioni, e con esse quelle dell’intero sistema politico, è il terreno di azione in questo momento più utile e necessario.
Inoltre, occorre lavorare per costruire una Terza Repubblica generata da una legge elettorale finalmente europea (proporzionale tedesco, maggioritario francese) e basata su un moderno sistema di regole condivise, da fissare attraverso un’Assemblea Costituente.
E ancora: va avviato un lavoro di elaborazione programmatica, che tenga conto delle quattro grandi “rivoluzioni” che dal 1989 ad oggi hanno cambiato la faccia del mondo: quella geopolitica, che con la caduta del comunismo ha messo fine al vecchio mondo bipolare e generato il conflitto Occidente-Oriente; quella culturale, segnata dalla fine delle ideologie del Novecento; quella economica, generata dalle nuove tecnologie, dalla globalizzazione e dalla progressiva finanziarizzazione della ricchezza; quella europea, nata con l’euro e in attesa di concludersi con gli Stati Uniti d’Europa.
Infine, c’è da ridare al Paese una classe dirigente degna di questo nome. Ugo La Malfa – che io considero il mio unico ed ineguagliato maestro – ripeteva sempre che chi ha un ruolo politico deve stare non uno, ma dieci passi avanti al Paese, fargli fare le scelte che ritiene siano più utili e lungimiranti e poi assumersene pienamente la responsabilità. 

La differenza tra questo prototipo di leader politico e ciò che oggi passa il convento, misura la lunga, lunghissima strada che abbiamo davanti a noi. Per poterla percorrere, occorre un soggetto politico che abbia radici solide nella storia e nel pensiero che accomuna la nostra primigenia esperienza politica, ma nello stesso tempo che disponga di un forte connotato di modernità e che sia animato dal desiderio di rappresentare quei ceti produttivi e quel mondo laico che – prima di tutto per responsabilità proprie – hanno pagato il prezzo più alto della fine della Prima Repubblica. 
Non, dunque, un soggetto che semplicemente rimetta insieme i cocci del passato, ma guardi ad un futuro di grandi confini.
Lavorare alla sua definizione è oggi il mio primo pensiero, la mia grande ambizione. Spero vivamente sia anche la Vostra.
Con fraterna amicizia,

Enrico Cisnetto
Presidente Società Aperta

Roma, 15 dicembre 2006

Roma, 16 dicembre 2006

Prima Assemblea Regionale

del Forum per l’Unità dei Repubblicani

 

Il saluto di Enrico Cisnetto

Casella di testo: SABATO 16 DICEMBRE 2006 - ORE 9.40
SEDE ALCRAS ROMA, VIA ALDO MANUZIO 91
(PIRAMIDE) - ROMA
PRIMA ASSEMBLEA REGIONALE LAZIO
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