Casella di testo: FORUM PER L’UNITA’ DEI
repubblicani
Casella di testo: Assemblea del
30 settembre 2006
Oltre la diaspora
Interventi audio
Casella di testo: 19 e 22 febbraio 2007
Due lettere di esponenti repubblicani della Campania, aderenti al Forum

Casella di testo: Appello a tutti i repubblicani
Basta divisioni:
diamo fiducia ai giovani
che lavorano per l’unità

di Elio Notarbartolo
I Repubblicani della Campania si avviano ad affrontare le prossime elezioni comunali di primavera che coinvolgono moltissimi Comuni, piccoli e grandi.

Per nessuno dei due tipi di elezione, a doppio turno o a turno unico, I Repubblicani hanno messo ancora a punto una strategia adeguata.

Ma sono i Repubblicani o i loro capi ad essere sprovvisti di strategia?

Partiamo dal PRI che, se si schierasse con il Centro Sinistra, recupererebbe in voti e in prestigio molto più di quello che Berlusconi gli potrebbe assicurare in soldi.

Il Segretario Nucara ha capito qualcosa, anche se va agli incontri con Berlusconi, con il Segretario amministrativo e, adesso, consente che, almeno per le elezioni amministrative locali, il PRI possa fare liste nello schieramento di Centrosinistra.

E' una posizione troppo contraddittoria: potrebbe essere considerata suicida se il PRI non fosse già agonizzante di fatto.

Questa è la posizione di Nucara, ma i Repubblicani che ancora votano PRI - per tradizione del simbolo e per inerzia, sommati anche a quelli che una volta votavano il PRI e ora non votano più - non potrebbero interpretare più razionalmente questo spiraglio che il dirigente nazionale ha fatto intravedere, e non potrebbero dichiararsi disponibili a entrare in liste laiche di Centrosinistra, qualificandosi per Repubblicani, quali sono?

E veniamo ai Repubblicani democratici.

Ossorio, dopo aver deciso senza consultare nessuno, di far fare ai Repubblicani di Napoli le elezioni comunali sotto il solo simbolo di Italia dei Valori, si è reso conto che i Repubblicani hanno bisogno di quell'autonoma che il Patto di Federazione con Italia dei Valori comunque assicurava loro, e ha organizzato a Sorrento, alla fine di gennaio, una manifestazione per rivendicare questa autonomia e il diritto di organizzare liste repubblicane alle vicine elezioni provinciali e regionali.

Il passo è stato fatto in tempo anche per le prossime elezioni nei Comuni di maggiore consistenza demografica.

L'iniziativa però manca di una strategia di medio e lungo periodo.

Ossorio ha modificato il simbolo dei Repubblicani democratici, introducendo in esso anche il simbolo dell'ELD - Molto bene -

Ha però escluso la possibilità di promuovere alleanze o federazioni con gli altri tronconi del movimento repubblicano e di quello liberale reintroducendo nel nuovo simbolo la dizione "Repubblicani democratici".

Respinge così l'occasione di diventare il leader di tutti i Repubblicani della Campania che, alle scorse elezioni regionali, hanno preso complessivamente oltre 90.000 voti, cioè il 4% dei voti in Campania!

Il successo che i soli Repubblicani democratici ebbero in Campania in quella occasione, 43.000 voti aveva fatto di Ossorio il leader naturale, condiviso e indiscusso del movimento repubblicano in Campania e non solo.

Il patto di federazione con I.d.V. che ha portato Ossorio in Parlamento è stato sottoscritto a nome dei "Repubblicani per l'Unione" che aveva, ed ha, aderenti in tutte le Regioni d'Italia e non solo in Campania. E' una posizione, quella di Ossorio che mette ad un inutile rischio quella sua stessa classe dirigente che, con l'aiuto degli altri Repubblicani, avrebbe con maggiore sicurezza e prestigio potuto occupare spazi nei Comuni, alle prossime elezioni di primavera.

E veniamo a Luciana Sbarbati.

Prodi e Fassino l'hanno riaccettata al tavolo del Partito democratico, ma, quando l'acqua è poca, le papere non galleggiano, si dice a Napoli.

Lungi da me di paragonare ad una papera Luciana che stimo come donna di temperamento, combattiva e sinceramente repubblicana. Là dentro, nel Partito democratico, non c'è spazio per i Repubblicani.

La Sbarbati potrà forse riassicurarsi l'elezione al Parlamento Europeo, ma nei Comuni, nelle Province, nelle Regioni non ci sarà più assolutamente spazio per una classe dirigente di estrazione repubblicana, liberale laica e libertaria.

I Repubblicani, insieme ai Liberali, hanno sempre tenuto a proporsi come braccio politico della borghesia operosa per dar spazio, nelle istituzioni, ad una classe dirigente capace, competente, onesta e libera. Le liste elettorali che DS, Margherita e UDEUR - partiti egemoni in Campania - non erano informati a questi criteri e circa un centinaio di Comuni in Campania sono stati sciolti per infiltrazioni camorristiche.

Se poi ci fosse anche una legge per sciogliere i Consigli Comunali per incompetenza, per indifferenza ai problemi sociali, o per inerzia, ci sarebbe una strage enorme di Amministrazioni.

Per queste, ed altre, tante ragioni, i Repubblicani di ogni troncone, liberali e laici, superando i Niet della loro striminzita e autoreferenziale classe dirigente, devono trovare il modo di unirsi e di ridiventare forza politica.

Un gruppo di giovani sta continuando in questo sforzo a questo gruppo bisogna far riferimento per portare a compimento pratico il senso di questa esigenza della società italiana.

Napoli, 19/02/2007
Casella di testo: Lettera agli amici
Ecco perché rientro
nel Partito Repubblicano

di Rosario Altieri
Cari amici,
a seguito di una lunga e serena riflessione sono giunto alla determinazione di riprendere la tessera del Partito Repubblicano Italiano dal quale mi ero allontanato (senza mai aderire ad alcuna altra formazione politica) in occasione della svolta di Bari che sancì la sua collocazione nello schieramento di centrodestra.
Sono ancora convinto che quella decisione di confondere la nostra cultura, la nostra tradizione, la nostra storia con esperienze politiche tanto lontane dai valori da noi sempre coltivati abbia rappresentato una scelta inopportuna; sono, però, altrettanto convinto che i molti amici che non l’hanno condivisa e che hanno lasciato il Partito prima e dopo quella circostanza abbiano intrapreso un cammino che non ha molto a che vedere con la salvaguardia dei Valori Repubblicani, delle Radici Risorgimentali e della Democrazia senza alcun aggettivo.
Una conferma di ciò ci è data dalla constatazione che tutti coloro, e dico tutti, che, per ragioni diverse, hanno abbandonato il PRI non hanno saputo, o non hanno potuto, affermare, in una realtà altra, i valori del Repubblicanesimo, che, evidentemente, trovano forza e vigore soltanto nell’humus della tradizione autentica del nostro Partito.
Il mio allontanamento dal PRI non ha mai significato un allentamento della tensione etica e morale che l’azione dei Grandi Repubblicani ha saputo infondere in quanti, come me, hanno avuto il privilegio di formarsi ad una scuola di democrazia e di laicità.
Dal Congresso di Bari ho speso molto del mio tempo alla ricerca di un denominatore comune che consentisse di riunire tutte le frange della diaspora repubblicana che avevano trovato collocazioni diverse nell’ambito del centrosinistra ma, anche, per riprendere un dialogo con quanti avevano percorso itinerari alternativi e lavorare per una ricomposizione di tutte le anime nella casa comune del Partito.
L’impresa è sempre apparsa assolutamente ambiziosa, ma gli obiettivi veri degli amici che nel frattempo hanno legato il loro impegno politico ad esperienze difficilmente compatibili con la Cultura, la Storia, i Valori del Repubblicanesimo hanno vanificato ogni tentativo di ricomposizione.
Alla luce di queste considerazioni, e nella convinzione che oggi, più che mai, si avverte un forte bisogno dei Valori di Laicità, Democrazia, Solidarietà richiamati, anche, da altre forze politiche che non possono, comunque, vantare, nella propria cultura e nella propria storia, un radicamento di tali valori, ritorno alla mia casa per assicurare il mio contributo alla costruzione di una presenza politica che ascolti e rappresenti le esigenze degli uomini liberi in una società democratica e moderna.
Mi pare, infatti, non solo, opportuna, ma necessaria, un’opera attiva di riaggregazione  di tutti coloro che, come me, per un’intera vita, hanno creduto nel Repubblicanesimo, che, da Giuseppe Mazzini ad Ugo La Malfa, ha tenuto insieme un complesso di valori vivificante la Politica italiana del dopoguerra.
Mi auguro che quanti condividano questi pensieri siano disponibili a recuperare il senso storico del Partito Repubblicano Italiano nella prospettiva di una riaffermazione della Libertà, della Democrazia, della Laicità dello Stato e della Giustizia.
Con i miei più fraterni saluti.
Napoli, 22 febbraio 2007
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