Casella di testo: FORUM PER L’UNITA’ DEI
repubblicani
Casella di testo: Assemblea del
30 settembre 2006
Oltre la diaspora
Interventi audio
Casella di testo: 2 febbraio 2007
Documento approvato dal Coordinamento Nazionale del Forum
Unità dei repubblicani:
quattro punti su cui convergere
Casella di testo: L’iniziativa nazionale messa in campo a settembre, a Roma, ha definito con forza il tema dell’unità dei repubblicani.
Unità che non costituisce soltanto un valore in sé, né un obiettivo fine a se stesso, ma che si rende necessaria per rilanciare una proposta politica che sia in linea con la tradizione e le aspirazioni repubblicane. Cioè capace di pensare ai grandi temi del nostro Paese senza perdersi nelle polemiche quotidiane e senza condizionamenti ideologici, animata solo dal metodo laico di valutare i problemi con realismo, concretezza, equilibrio e razionalità. E soprattutto con la capacità di guardare avanti, per proporre al Paese soluzioni di ampio respiro.
Questa politica di progresso, spesso impopolare, ci ha sempre caratterizzato come minoranza forte, capace di incidere. Ed è proprio nei panni della minoranza illuminata che si è riassunta la nostra ragion d’essere e la nostra funzione. Una condizione che ci ha distolto dalla tentazione del consenso facile, del conformismo di comodo, della demagogia.
Non è un caso se, senza un distinto riferimento di matrice laica e repubblicana, l’Italia non abbia trovato un interlocutore che la incalzasse sui temi strategici, così troppo a lungo trascurati: rilancio europeo, formazione, ricerca scientifica, politica energetica, infrastrutture, rigore dei conti. Non è un caso cioè se oggi il Paese si ritrova a rincorrere con affanno lo sviluppo.

Dopo anni di divisioni, oggi riaffiora tra noi questo comune sentire e la voglia di tornare tra i protagonisti della politica. Ma i problemi che si frappongono a questo percorso sono molti, perché tanta acqua è passata sotto i ponti, e rimetterci assieme non è facile.

Eppure siamo convinti che una strada per l’unità oggi esista.
Ma bisogna prima tracciarla e seguirla con determinazione. Perché è l’unica possibilità che abbiamo per non perdere la sfida, e con essa, tutto il patrimonio di speranze e di aspettative che si sono diffuse in questi ultimi tempi.

Esiste oggi uno strumento, il Forum per l’Unità dei Repubblicani, che ha favorito una fitta rete di relazioni tra tutto il nostro mondo, da sinistra a destra. Uno strumento indispensabile, ma che rischia di restare infruttuoso se non comprende a pieno l’urgenza di definire un percorso chiaro e univoco, che tenga conto dei segnali che provengono dal panorama della diaspora.

Anzitutto dobbiamo partire dalla consapevolezza che l’unità, per essere sostanziale e riconosciuta anche sul piano nazionale, deve puntare a ricomporre tutto il mondo repubblicano, laico e riformista. Deve cioè raccogliere insieme tutte le militanze sotto un comune progetto condiviso.

L’obiettivo primario finalizzato alla nuova unità dei repubblicani è quello di definire una piattaforma tematica essenziale ma forte, in grado di essere tra noi condivisa e di rappresentare una proposta spendibile e qualificante all’esterno, capace di ricondurci nel solco del ruolo perduto. Parlando anzitutto al nostro elettorato naturale, sensibile ai grandi temi su cui si giocano le sfide di un Paese moderno e di progresso.

Ecco dunque quattro punti su cui dobbiamo convergere per avanzare sulla strada unitaria. Quattro punti su cui il Forum deve marciare coeso.

1) Concorrere alla costruzione di un polo laico e democratico-liberale.
Occorre definire un terreno preciso di agibilità politica, riconoscibile per l’elettore e ad oggi non rappresentato adeguatamente: quello laico e democratico-liberale. 
Un terreno capace di dare voce anche a quell’area riformista che non si riconosce nei processi politici in atto o che condivide i nostri valori. Un terreno da costruire con altre associazioni e partiti di area, capaci di dare corpo ad una proposta forte e innovativa sui diritti civili e sull’etica sociale, ma anche sulle strategie di sviluppo economico e produttivo del Paese. Un terreno che ci restituisca una visibilità più autonoma, una posizione vigile e all’occorrenza critica nelle alleanze strategiche e che si inquadri nel filone della casa liberaldemocratica europea.
Questo terreno, in attesa degli sviluppi che potrà avere lo scenario politico, sarà in grado di tenere assieme i percorsi in cui, da partenze diverse, ogni filone repubblicano è incamminato: siano essi improntanti ad una logica bipolare con chiara scelta di campo nel centrosinistra, siano essi orientati ad un assetto multipolare della politica e al superamento degli schieramenti attuali.  
E’ chiaro che quest’obiettivo deve farci lavorare senza tentennamenti o ambiguità su due fronti: da un lato spostare definitivamente il PRI dall’attuale collocazione di centrodestra; dall’altro attrarre i repubblicani oggi coinvolti nel cantiere omologante del Partito Democratico.

2) Mettere l’Europa al centro dei nostri interessi.
Se ieri l’atlantismo costituiva, a ragione, un elemento qualificante della politica repubblicana, oggi è sempre più spesso l’atlantismo medesimo a dividerci. Da una parte per un antiamericanismo cui non è estraneo un “contagio” di schieramento e un giudizio condizionato dalla politica dell’attuale amministrazione; dall’altro per una concezione sclerotizzata della politica estera, incoraggiata da un rapporto simbiotico con le posizioni assunte dal centrodestra nostrano.
Eppure, non possiamo nasconderci come entrambe le fazioni repubblicane abbiano ecceduto nel giudizio, finendo per coltivare posizioni antitetiche e inconciliabili, lontane comunque da un approccio moderno alle questioni internazionali.
Oggi il mondo è profondamente cambiato, passando dall’assetto bipolare della guerra fredda ad un multipolarsmo molto più fluido e contaminato, dove gli interessi diventano sempre più trasversali e la società sempre più globalizzata. Un panorama che non si può più leggere e interpretare con gli occhi del passato, e che richiede un profondo ripensamento delle priorità e delle strategie.
Oggi occorre mettere in primo piano l’Europa. Ed è proprio su questo che possiamo ritrovarci: sulla costruzione di un’Europa forte; autonoma politicamente e militarmente; amica degli Stati Uniti; dialogante con il Medio Oriente; ferma nella difesa dello Stato di Israele; attenta a coltivare relazioni e interessi col sudest asiatico, con la Russia e coi Paesi in via di sviluppo; solidale col mondo povero; determinata nella lotta al terrorismo internazionale.
Un’Europa che deve ritrovare il cammino unitario, anche a costo di innescare un percorso a due velocità, con patti più stringenti fra i grandi Paesi centro-occidentali.
Un’Europa che deve riprendere le direttrici comuni di sviluppo e innovazione definite dalla Carta di Lisbona.
Un’Europa capace di sperimentare un proprio modello multiculturale, in grado di configurarla come terra d’avanguardia dei diritti civili, che sappia fare dell’integrazione una risorsa per sé e per gli equilibri del mondo.

3) Promuovere uno Stato laico e di progresso civile.
Il mondo moderno, animato da tensioni etnico-religiose e culturali, offre ai laici un ruolo fondamentale. Quello di individuare nuovi modelli di convivenza, basati sulla tolleranza, il dialogo, i diritti civili, le pari opportunità di genere.
Solo un approccio laico alla politica può implementare il progresso civile, consentendo di leggere la realtà da un punto di vista più oggettivo, non ideologico e dottrinale, e adattandola più duttilmente ai tempi che cambiano.
Inoltre, la laicità è un presupposto basilare per incentivare la ricerca, la conoscenza, il progresso scientifico e tecnologico.
In un Paese come il nostro, condizionato da spinte clericali che finiscono progressivamente per contaminare e conformare un ampio spettro del panorama politico, occorre riscattare una laicità democratica, non fiaccata dalle mediazioni, né derivata da residui marxisti e antireligiosi, ma vòlta al pieno rispetto del “pluralismo spirituale”, delle differenze. Improntata pertanto ad una concezione di assoluta neutralità dello Stato e della politica.

4) Rilanciare i temi dello sviluppo: ricerca, energia, liberalizzazioni.
Dobbiamo recuperare lo smalto perduto sui temi che ci hanno sempre distinto: quelli legati allo sviluppo del Paese.
E dunque, accanto all’incoraggiamento per le liberalizzazioni intraprese da questo governo, dobbiamo riportare l’attenzione della politica su altre due questioni basilari, tuttora trascurate, che avranno un peso determinante sul nostro prossimo futuro: l’investimento massiccio nella ricerca scientifica e tecnologica e le strategie sulla produzione energetica.
Un Paese che rinuncia alla ricerca è un Paese che si candida al declino.
Un Paese che non produce energia si espone alla dipendenza politica, economica e produttiva.
Un Paese che non pianifica una strategia sull’innovazione energetica, non solo rinuncia a fornire le proprie risposte al problema dell’imminente crisi di risorse e del collasso ambientale cui stiamo andando inesorabilmente incontro, ma resterà ai margini dei prossimi equilibri mondiali. Perché sullo sviluppo delle fonti alternative al carbone e al petrolio si distribuirà la nuova geografia delle ricchezze.

Su questi punti, il Forum per l’Unità dei Repubblicani dovrà dimostrare piena condivisione. Su questi punti possiamo trovare le basi per tracciare un percorso che abbia una disegno di fondo, un obiettivo unitario chiaro e praticabile, e alcuni temi fondanti su cui ritrovarci.
Se il Forum saprà camminare unito su questo sentiero, metteremo le ali al nostro progetto, e potremo davvero lavorare su una prospettiva capace di attrarre sempre più persone, di ridarci un ruolo e di rimetterci insieme.

Paolo Arsena
Giuseppe Gizzi
Rosanna Oliva
Massimo Santori
Sergio Savoldi
* membri Coordinamento Nazionale del Forum per l’Unità dei Repubblicani
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